Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.

Virginia Wolf

Ristorante Ai 2 Ghiottoni, Bari

Ospitalità e qualità caratterizzano da oltre 30 anni uno dei ristoranti più famosi di Bari: Ai 2 Ghiottoni.
timballo di zucchineSituato nel cuore del centro, a due passi dal teatro Petruzzelli, è sempre stato meta per le occasioni importanti, il ristorante da consigliare agli amici di passaggio in città, il luogo che orgogliosamente il barese fa conoscere quando vuole offrire il massimo della cucina del territorio e di tradizione.
Una selezione esclusiva di grandi vini accompagnerà, in modo adeguato, la prelibatezza dei cibi che gli chef preparano con grande creatività attingendo dalla cucina italiana, fra le migliori al mondo.


Braceria Ai 2 Ghiottoni Bari Via AmendolaAlla tradizionale offerta del Ristorante di cucina tipica barese, oggi si affianca una braceria d'eccellenza, in via Amendola, di fronte all'Executive Center, con una sede moderna ed esclusiva, dov'è servita la carne di più alta qualità: tagli pregiati della produzione italiana, da animali allevati in modo assolutamente naturale, con certificazione di garanzia. Oltre alle portate a base di carne c'è anche un vasto menu di pizze, con pasta lievitata oltre 70 ore, in modo da renderla assolutamente digeribile, e un'ampia scelta di prelibati dolci.

Parla come mangi

bananaQuesto modo di dire sta cadendo in disuso, forse perché dagli inglesi ci piace prendere in prestito le parole, ma non la cucina! Tuttavia è sintomatico di come nella lingua italiana cibo e linguaggio siano strettamente e intimamente legati. Lo fa notare il filosofo Andrea Tagliapietra in un suo articolo:

Noi abbiamo 'appetito' di conoscenza, 'sete' di sapere o 'fame' d'informazioni. Noi 'divoriamo' un libro, 'facciamo indigestione' di dati, 'abbiamo la nausea' di leggere o di scrivere, non siamo mai 'sazi' di racconti, 'mastichiamo' un po' di inglese, 'ruminiamo' qualche progetto, 'digeriamo' a fatica alcuni concetti, mentre 'assimiliamo' meglio certe idee piuttosto che altre. Noi ci 'beviamo' una storia soprattutto se nel narrarcela sono state usate parole 'dolci', invece di 'condirla' con 'amare' considerazioni, con battute 'acide' o 'disgustose', o, peggio, con allocuzioni 'insipide' e 'senza sale'. Non a caso le storielle più 'appetitose' sono quelle infarcite di aneddoti 'pepati', di descrizioni 'piccanti' e, vuoi anche, di paragoni 'gustosi'.

(Articolo pubblicato su "XAOS. Giornale di confine, n.1, marzo-giugno 2005", dal titolo "La gola del filosofo. Il mangiare come metafora del pensare". Neretti redazionali)

curiosità

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